Anna e Vincenzo: la magia dell'amore
33 di non vedere altro scampo che nella luce, o all’ombra della fede. Ma anche qui è irrequieto, instabile, erratico. Sono i momenti più aggressivi e struggenti: quando per esistere, deciso ad accettare e a vivere la sua parte di distruzione, persuaso di dovere condividere un disegno a prima vista ingovernabile, a meno che non intervenga, ancora una volta, il “dito” di Dio. Quel supremo magistero, mi pare voglia dire, è al di là e al di sopra di ogni redenzione umana. Solo l’amore è in nostro potere: anche un amore profano, purché autentico, gratuito, fecondo: lo stesso che egli nutre per Anna, nel cui grembo immagina di risvegliare la cratura primigenia di un’umanità in grado, amandosi, di salvarsi. “Dal mare oscuro, salvami, Anna…” Parla, credo, del caos e della morte. Si scopre che un uomo così mite, nel pieno dell’anzianità quasi febbrile, aveva in serbo la visione dell’Apocalisse come prezzo estremo da dover pagare, insieme al principio e alla fine, all’amore puro e a quello sensuale, alla metafisica e alla realtà; e appare altresì strano che questo percorso si sia svolto parallelo al procedere lieto , festante dei suoi “trionfi di gola”, una musa dell’ineffabile doppiezza, che ha nutrito, con pari dovizia, il corpo e l’anima. Ma proprio dove i versi si mescolano alla vita stento a trovare un punto in cui far esistere, nella sua vera natura, la personalità quieta e ribalda , coerente e ineguale, soddisfatta e scontenta di Vincenzo Buonassisi. Famoso nel mondo per come governa i sapori – suscitando la ricchezza combinatoria di un gusto fermo, mai stravagante – si può non di meno azzardare che egli tenga assai più ad altre signorie: per esempio sul mistero della donna. In definitiva di Anna, la principessa che con la sua grazia, ove occorra anche decisa, è la confidente creativa di lui gastronomo e poeta, realista e visionario, voluttuoso e scarno, scettico e mistico.
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